10/03/2025
Autori: Angela, Emanuela, Federica C., Filippo, Valentina
Immaginate una terra stretta tra le aride regioni sahariane e le umide foreste equatoriali, attraversabile da parte a parte in 6 ore di auto. Una terra in cui più di 16 milioni di persone convivono in un clima di relativa stabilità politica con un PIL che è meno del 2% di quello italiano.
Prendete ora una trentina di persone (italiane), tra cui riconoscete dei medici di vecchia leva, dei giovani specialisti, degli informatici, degli specializzandi, dei grafici e altri ancora. Mettete quindi queste persone nella terra precedentemente citata, alle prese con il caldo, la meraviglia di paesaggi nuovi, le cipolle, i topi e un progetto sulla tubercolosi da scoprire pian piano fino a trovarsi parte integrante. Sarete d’accordo che, quella che ne fuoriesce, non può che essere una settimana particolare.
Particolare sotto diversi punti di vista. In primis la natura, che è molto diversa da quella a cui si è abituati alle latitudini di provenienza. Più brulla, più secca e più polverosa, tanto da sembrare ostica a un primo impatto. Basta poco, però, per accorgersi di quanto sia un elemento fondamentale per la quotidianità delle popolazioni che la abitano, poiché lì significa lavoro, casa e futuro. Il suo essere indispensabile, tuttavia, non basta a proteggerla dall’abuso dei suoi spazi: la plastica la fa da padrone sulle spiagge, ai lati delle strade, nella bocca degli animali e nell’acqua del mare color gasolio.
La natura che si incontra in Senegal si rivela essere protagonista anche del ritmo della vita. Un ritmo lento, non perché pigro, ma perché influenzato dalle abitudini lavorative e dalla geografia del territorio. Quando per raggiungere un posto di salute è necessario viaggiare per ore in carretto su strade sabbiose o attraversare, con qualsiasi meteo, lingue di mare su improbabili piroghe a motore, non stupisce che accedere ai bisogni primari può essere molto complicato.
Le settimane particolari sono note per fare aprire gli occhi e la mente. Sette giorni non bastano per comprendere a fondo un modo di vivere che appare lontano e diverso e la curiosità pian piano lascia spazio agli interrogativi. Perché il Poste de Santé di Mar Fafako e il dispensario di Palmarin sono chiusi e deserti alle tre del pomeriggio? Perché un sapone e delle sedie a noleggio sembrano così indispensabili per parlare alla popolazione di prevenzione e tubercolosi? Ci sono forse altre barriere alla fruibilità dei servizi sanitari? E poi, perché le discariche a cielo aperto hanno come dirimpettai resort con piste di atterraggio private?
Alla fine della settimana, le trenta persone che salgono sull’aereo per tornare in Italia non avranno tutte le risposte. Sicuramente, però, saranno riuscite a trovare uno spazio nello zaino, tra stoffe e arachidi, per nuovi punti di vista. Immaginateli come strumenti per tutte le domande che devono ancora arrivare: una settimana particolare non dura mai una sola settimana.
Angela, Emanuela, Federica C., Filippo, Valentina
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